Premesa

Il bagno carbogassoso in ambiente termale

Le acque carboniche sono acque a varia mineralizzazione contenenti una rilevante quantità di CO2 (oltre 300 cc per litro).
La balneoterapia con queste acque si effettua a temperatura più bassa rispetto a quella dei bagni che utilizzano altre acque minerali, sia perchè nel bagno carbonico il punto indifferente di temperatura è più basso che nell'acqua comune, sia perchè il contenuto di CO2 di un'acqua carbonica varia in ragione inversa alla temperatura. La liberazione di CO2 produce una sensazione di calore per iperemia dovuta all'azione continua delle bollicine di gas sulla cute. Si inizia con temperature del bagno di 36°C, diminuendo, per quanto riguarda il trattamento della cellulite,sino ad un minimo di 33°C.
L'arrossamento della cute immersa nell'acqua (eritema reattivo, nettamente delimitato rispetto alla parte del corpo non immersa) e la soggettiva sensazione di calore, sono infatti connessi con fenomeni vascolari, con l'aumento di apertura del lume dei capillari cutanei.
La durata del bagno, che all'inizio del trattamento non deve superare i 5-10 minuti può raggiungere in seguito i 20'. Si consigliano in genere cicli di 12-15 bagni consecutivi o al dì alterni.

Azioni biologiche
Le acque ricche in CO 2 o contenenti tale gas in quantità farmacologicamente attiva sono prevalentemente utilizzate, in Italia, con metodiche di balneoterapia ed idropinoterapia mentre in altri Paesi (Francia e Germania) il loro utilizzo, e la ricerca, sono notevolmente più estesi ed ampli.
La balneoterapia in acqua carbonica (balneoterapia carbogassosa) non è solo una metodica di applicazione ma possiede particolarità che necessitano di un'analisi più approfondita.
Il bagno carbogassoso esercita azioni specifiche locali e generali su diversi apparati,ad esempio il cardiocircolatorio ed il respiratorio.
Durante il bagno la CO 2 viene assorbita a livello cutaneo ed inalata ed è probabilmente da attribuire a quest’ultima parte dell'effetto.
Gli effetti biologici che si producono sono a volte contrastanti, anche a prescindere dalle opportune considerazioni circa la reattività del singolo paziente, dipendendo sia dalla quantità di CO 2 che dalla temperatura del bagno carbonico e dagli accorgimenti messi in opera durante il bagno.
L'inalazione di CO 2 può essere ridotta da accorgimenti quali la copertura della vasca con teli o coperchi e la posizione seduta o semisdraiata del paziente dato che, il peso specifico della CO 2 è maggiore di quello dell'aria, quest'ultima tende a depositarsi ed a permanere, in assenza di turbolenze dell'acqua o dell'aria, in uno spessore di poco superiore al livello dell'acqua.
E' inoltre una prerogativa del bagno carbonico quella di poter essere somministrato ad una temperatura inferiore (33° C) a quella normalmente utilizzata in balneoterapia termale senza che il paziente avverta sensazione di freddo (fenomeno dell'abbassamento della temperatura indifferente) a causa dell'azione meccanica di distacco delle bollicine dalla cute con stimolazione dei termocettori cutanei.


Azione sull'apparato cardiocircolatorio
Si cerca di ottenere una inalazione non eccessiva di CO 2 quando, come richiesto nella maggioranza dei casi, non si desidera un effetto ipertensivo provocato dal gas in via generale attraverso un'azione sui centri vasomotori. Ricordiamo che l'azione ipertensiva è potenziata dalla bassa temperatura dell'acqua (in alcuni casi utilizzata anche a 30° C) e diminuita dalle alte temperature. Ciò avviene in parte per meccanismi aspecifici di vasocostrizione-vasodilatazione in relazione allo stimolo termico, in parte per l'azione specifica, sostenuta da più Autori, della CO 2 sul cuore E' necessario inoltre tener conto dell'effetto specifico di vasodilatazione indotto dalla CO 2.
La CO 2, e la quota inalata, agisce a livello cardiaco con effetto bradicardizzante e determinando un aumento di tono e contrattilità forse per azione specifica del gas sul nodo del seno. Il conseguente aumento del tempo di diastole determina in via indiretta condizioni di migliore irrorazione coronarica.
Ricordiamo che una massiva inalazione di CO 2 determina un effetto prevalentemente ipertensivo anche a prescindere dalla temperatura del bagno.
Sul circolo la balneoterapia carbogassosa determina azioni centrali e periferiche: prevalentemente ipertensive a livello centrale ed ipotensive a livello periferico e del letto capillare.
A quest'ultimo livello è documentata un'iperemia attiva locale con aumento della velocità di circolo che si instaura in brevissimo tempo durante il bagno tanto da evidenziare una netta linea di demarcazione tra parti immerse e non (arrossamento e calore).
Le maggiori azioni o, per meglio dire, le azioni più sfruttate della balneoterapia carbogassosa sono quelle svolte a livello del microcircolo e del distretto venoso. A questi livelli si verificano notevoli attivazioni circolatorie soprattutto per diminuzione delle resistenze periferiche.
Sul microcircolo sono dimostrati effetti di vasodilatazione, aumento di ampiezza del lume arteriolare ed aumento della vascolarizzazione per apertura di nuovi letti capillari con conseguenze dirette sul metabolismo tessutale.
L'attivazione del circolo è potenziata dal bagno a mezzo corpo che la determina in via aspecifica e condiziona anche un aumento della pressione idrostatica a livello del distretto venoso favorendone la spremitura sia a livello superficiale che profondo con azione depletiva.
Il bagno carbogassoso sembra inoltre determinare un aumento della contrattilità venosa per azione sia sulla parete vasale che sui connettivi perivasali.
Su queste premesse la balneoterapia carbogassosa si rivela particolarmente utile nella flebopatia ipotonica costituzionale, nell'insufficienza venosa cronica anche in stadio avanzato, purché in fase termale, e nelle sindromi post-flebitiche.
In quest'ultimo caso si può assistere ad un notevole miglioramento di stati distrofici sottocutanei e cutanei (ipodermiti, eczemi, etc.) e di altre strutture eventualmente coinvolte (es. articolazioni).
Le condizioni di migliorata irrorazione che si determinano per vasodilatazione arteriolare e capillare (iperemia attiva) e l'aumento del tono venoso, comportano un miglior apporto di ossigeno con riduzione della situazione anossica tessutale (anossia stagnante) e miglior deflusso venoso con riduzione della pressione idrostatica a sua volta responsabile dello stato anossico tessutale e delle conseguenti turbe trofiche.
Nell'insufficienza venosa iniziale accompagnata da panniculopatia edemato-fibrosclerotica ("cellulite") si può analogamente ottenere un miglioramento del trofismo dei tessuti interessati.
Numerose esperienze testimoniano l'efficacia delle acque carboniche in grado di aumentare il flusso a riposo e la risposta post ischemica nelle arteriopatie obliteranti periferiche.

ICAT

(IDROCARBOSSITERAPIA )

La ICAT (idrocarbossiterapia) è una metodica curativa che sfrutta le proprietà farmacodinamiche dell’anidride carbonica. E’ una novità terapeutica che può favorire la diffusione della anidride carbonica in virtù della non invasività (sena aghi) della metodica che migliora in modo importante la compliance del paziente. La novità di tale metodica terapeutica non è certamente nelle proprietà farmacologiche della CO 2 ma nella possibilità di somministrare tale gas per via percutanea e in ambiente ambulatoriale. La somministrazione percutanea dell’anidride carbonica fino ad oggi era possibile effettuarla solo in regime termale. Le principali indicazioni cliniche della ICAT (idrocarbossiterapia) sono le arteriopatie periferiche organiche e funzionali (vasculopatie arteriosclerotiche periferiche degli arti inferiori, vasculopatie arteriose periferiche diabetogene degli arti inferiori, morbo di Buerger, malattia di Raynaud, acrocianosi,…) e la cosidetta “cellulite” (adiposità localizzata, PEFS I, II, III, IV stadio). A differenza di altre metodiche curative che utilizzano gas la ICAT (idrocarbossiterapia) è esente da rischi. Si tratta di una metodica curativa di grandi prospettive perché tra le indicazioni cliniche principali sono annoverate delle situazioni patologiche che attualmente la medicina cura con molte difficoltà e con numerosi insuccessi che portano spesso all’amputazione degli arti interessati: le vasculopatie arteriose periferiche organiche. E’ stato messo a punto lo strumentario che permette, appunto, la somministrazione della CO 2 + acqua carbonica per via percutanea.

La somministrazione della CO2 + acqua carbonica per via percutanea. è stata studiata sul microcircolo mediante osservazione con VCSO (videocapillaroscopia) sia in condizioni di normalità del microcircolo, sia in situazioni patologiche del microcircolo con immagini dinamiche di tale studio.

La nuova metodica prevede il gorgogliamento di Co2 ( anidride carbonica ) in un bicchiere con acqua fino ad ottenere una concentrazione adeguata di Co2,( acqua carbonica) contemporaneamente un generatore di ultrasuoni investe l’acqua carbonica nel bicchiere che per l’effetto della cavitazione passa dallo stato liquido allo stato gassoso.

Lo stesso viene spinto nel convogliatore ed attraverso un tubo collegato allo stesso porta l’acqua carbonica in un sacco di plastica dove è stato inserito il paziente da trattare il sacco viene chiuso in vita .
Successivamente viene svuotato automaticamente il sacco ed immessa nel anidride carbonica a pressione per circa 20 minuti

L’apparato prevede la programmazione: