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Misurazione dell’attività funzionale della pelle
SEBO-TEST
IDRATAZIONE
pH
La valutazione cutanea
inizia stabilendo il fototipo.
Vengono considerati tre aspetti:
*
se il paziente va incontro ad eritema nei primi 20 minuti di esposizione al sole (la dose eritematogena
minima è appunto di 20 minuti);
*
se fa efelidi;
*
se si abbronza.
Si utilizza come
riferimento la classificazione del fototipo di Cesarini .
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Fototipo Colore capelli Colore pelle Efelidi Eritema Abbronzatura |
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(inverno ) |
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0 (albino ) Bianco Roseo 0 Ad ogni esposizione 0 |
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I Rosso Lattescente +++
Ad ogni esposizione Leggera |
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II Dorato Chiaro ++ Ad ogni esposizione Leggera |
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III Castano Chiaro Chiaro ++ Ad ogni esposizione Media |
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IV Biondo Chiaro 0 Ad ogni esposizione Media |
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V Castano scuro Scuro 0 Prima dell' abbronzatura Intensa |
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VI Bruno Scuro 0 0 Intensa |
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Negroide Nero Nero 0 0 |
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Classificazione
del fototipo secondo Cesarini. |
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Attualmente
si adotta la classificazione americana di Fitzpatrick |
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TIPOI non si abbronza ,
fa eritema , pelle delicata , capelli biondi più scuri occhi verdi/bruni |
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TIPOII si abbronza occasionalmente , fa eritema , pelle delicata , capelli biondi occhi
azzurri/verdi |
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TIPOIII spesso si abbronza ,talvolta
fa eritema , pelle media, capelli bruni occhi bruni |
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TIPOIV si abbronza ,
non fa eritema , pelle olivastra , capelli neri occhi bruni o neri |
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TIPOV si abbronza ,
non fa eritema , pelle scura, capelli neri occhi neri |
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TIPOVI non fa eritema ,
pelle nera, capelli neri occhi neri |
Esame obiettivo cutaneo distrettuale
Ispezione
Si effettua
una valutazione ad occhio nudo, con luce fredda e lente di ingrandimento e con
luce di Wood e lente di ingrandimento di tutta la
pelle ma con attenzioni particolari al viso.
Con l'ispezione a vista
si valutano:
* il colorito della pelle;
* la luminosità della pelle;
* la presenza di inestetismi vari: possono essere presenti discromie (ipermelaniche
e ipomelaniche), couperose, rughe, papule,
angiomi, eritrosi, desquamazioni, milio, telengectasie, rosacea, cicatrici acneiche, cisti, lentigo simplex, efelidi, peluria accentuata, nevi, fibromi
penduli.
Il colorito della pelle
Il
colorito della pelle normalmente varia dal roseo pallido al roseo accentuato,
al brunastro. E' determinato dalla vascolarizzazione, dal
grado di irrorazione dei capillari cutanei (componente
rosa), dal contenuto del sangue in globuli rossi , dal contenuto dei globuli
rossi in ossiemoglobina (HbO2) che conferisce la tonalità rosa, dallo spessore
dello strato corneo (componente grigia), dalla pigmentazione melanica
(componente bruna).
Le principali variazioni
patologiche del colorito della pelle possono essere:
* il pallido dei soggetti anemici (le mucose possono
denunciare un pallore ancora più accentuato come a livello congiuntivale.
Variazioni del colorito pallido sono: il clorotico che è un pallido tendente al
verdognolo, il cachettico che è un pallido
paglierino, il cera vecchia che è un pallido con
sfumature giallognole e che si riscontra nell'anemia perniciosa);
*
il rosso per aumento dei globuli rossi e dell'emoglobina (come nel morbo di Vaquez) o per vasodilatazione cutanea (ipertono
vago-vagale);
* il giallo (itterico)
che esprime un aumento della bilirubina nel sangue oltre i gr 2% (a seconda della sua intensità si passa dal subittero alle sclere e al frenulo della lingua all'ittero
franco con possibili sfumature verdiniche, oro,
brunastre nelle forme di tipo colostatico cronico);
* il bronzino
(nella malattia di Addison: si ha una melanodermia per abbondante deposito di melanina, da iperfunzione ipofisaria; nella emocromatosi
o diabete bronzino o cirrosi pigmentaria: si ha deposizione nella cute di emosiderina);
* Il cianotico: si
tratta di un colorito bluastro della cute e delle mucose.
Nella cianosi,
indipendentemente dai valori di ossiemoglobina, nei
capillari scorrono emazie con elevate concentrazioni di emoglobina ridotta (HbH). Il sangue arterioso perde allora il suo colore rosso
vivo acquistando tonalità cromatica blu.
La concentrazione
ematica assoluta capace di determinare cianosi è pari a gr 0,5% di HbH.
L'intensità della
cianosi non è necessariamente proporzionale alla concentrazione dell'emoglobina
ridotta.
Il valore soglia è relativo alle situazioni di anemia o di poliglobulia: è difficilmente evidenziabile nell'anemico mentre
al contrario nel caso di una poliglobulia si può
verificare anche se la PaO2 è normale
La PaO2 è normale nella
cianosi periferica e ridotta in quella centrale (emogasanalisi).
Con luce fredda e lente di
ingrandimento si valutano:
* la presenza di osti follicolari dilatati;
* la tessitura della
pelle (a grana fina o grossolana);
·
le discromie non altrimenti evidenziabili ad occhio
nudo.
Con
luce di Wood ( ultravioletta ) e lente di ingrandimento si valutano:
* la presenza di osti follicolari dilatati;
* la presenza di
comedoni di colorito giallo o arancione (a seconda lo stato di
ossidazione del sebo);
* se una discromia ipermelanica ha una
localizzazione solo epidermica o anche dermica: le discromie
ipermelaniche dermiche diventano meno evidenti quando
vengono illuminate con la luce di Wood
viceversa quelle epidermiche appaiono più evidenti.
In dermatologia la luce
di Wood viene impiegata per
porre diagnosi di micosi e psoriasi (colore argenteo della squama).
Palpazione
Si valutano:
* la levigatezza;
* l'untuosità;
* la granulosità;
* la ruvidità;
* lo spessore;
* l'elasticità (si
prende una plica cutanea e si effettua una leggera
torsione e si valuta la rapidità del recupero morfologico).
Si usa un termometro
specifico per la valutazione delle temperature esterne. Il valore trovato è naturalmente in funzione
della temperatura ambiente e dello stato della circolazione capillare cutanea.
Zone Temp. ambiente 22° Temp. ambiente 27 ° Temp. ambiente 30°
Gambe 30,8 32,8 34,9
Fondoschiena 32,5 34,3 35,7
Spalle 32,8 34,9 36
Petto 33,1 34,7 35,9
Addome 33,3 34,7 35,9
Braccio 32,3 34,5 35,9
Testa 34,1 34,5 35,9
Piedi 27,9 28,8 34,5
Mani 30,4 33,3 35
Valori normali di
termometria.
L'Idro-Test
Per sebo-test
si intende la misurazione gravimetrica dei lipidi di
superficie.
Si
impiega un apparecchio denominato sebometro costituito da un nastro scorrevole situato
all'estremità di un supporto che viene premuto sulla superficie cutanea.
Al contatto con la cute il nastro si impregna di sebo ed acquista una
trasparenza che è proporzionale alla quantità di sebo. Una
volta assorbito il sebo cutaneo, il nastro scorrevole all'estremo del
supporto viene inserito in un apparecchio che misura la riduzione del passaggio
di luce attraverso il nastro stesso.
Un apposito
microprocessore converte poi i valori di trasparenza in valori gravimetrici.
I rilievi vengono effettuati nelle stesse regioni
previste per la valutazione corneometrica. La sebometria oltre che per effettuare
una corretta diagnostica del biotipo cutaneo è utile per monitorare l'effetto
di alcuni farmaci come gli estroprogestinici, i retinoidi e
per valutare l'effetto dei cosmetici che si propongono per interferire con i
livelli dei lipidi di superficie.
Zone Valori
Fronte 95-235
Guancia 80-200
Nuca 20-60
La pH-metria
serve per valutare il pH della pelle: si impiega il pH-metro
che è costituito da un elettrodo collegato ad una unità centrale e funziona
ponendo a contatto con la superficie cutanea l'estremità dell'elettrodo. Il
valore del pH della pelle deve essere acido. Nelle
pelli grasse si ha la tendenza alla basicità. Sulla base dei risultati di
questa valutazione si possono impiegare cosmetici pH-regolatori
e si può valutare l'effetto dei prodotti cosmetici capaci di modificare il pH cutaneo ( saponi, shampoo, deodoranti ).
I valori del pH variano a seconda i diversi distretti cutanei.
Zone Valori medi del pH
Cuoio capelluto 4
Viso 4,7
Ascelle 6,5
Pieghe mammarie 6
Tronco 4,7
Cosce e gambe 4,5
Il test di sensibilità
messo a punto da Bartoletti e Ramette
serve per la valutazione della sensibilità cutanea.
Si
impiega acido lattico al 15%. Senza
informare il paziente si bagna un batuffolo di cotone (o una garza) con della fisiologica
e un altro batuffolo di cotone con dell'acido lattico al 15%.
Quindi si passa su una
delle guance il batuffolo imbibito di fisiologica e sull'altra guancia quello
imbibito di acido lattico al 15% contemporaneamente.
Si effettua
la lettura del test (chiedendo al paziente le sensazioni soggettive quali
pizzicore, bruciore, lieve senso di fastidio, nessuna sensazione) e si osserva
la presenza o meno di una lievissima irritazione rosea nell'area dove è stato
applicato l'acido lattico al 15% , a 20 secondi, a 2 minuti, a 5 minuti. La
positività di tale test è indicativa di pelle sensibile.
IL dermografismo
permette di stabilire se una pelle è disposta a subire insulti: è rappresentato dalle reazioni vasomotorie
capillari alla stimolazione meccanica. Si provoca strisciando
una punta smussa sulla pelle.
Si può avere un
dermografismo bianco o un dermografismo rosso. Il primo si manifesta con
pressioni leggere e predomina nell'addome mentre è meno evidente agli arti e al
torace e si riscontra più facilmente negli uomini. Il secondo si manifesta per
stimolazioni più energiche e predomina
al torace, alla faccia mentre è meno evidente all'addome e agli arti e si
riscontra più facilmente nelle donne.
Il dermografismo bianco
è costituito dalla formazione di una stria bianca lungo la linea di cute
strisciata ed è dovuto alla vasocostrizione capillare.
Il dermografismo rosso è rappresentato da una stria rossa lungo la linea di
cute sottoposta a sollecitazione meccanica ed è dovuta
a vasodilatazione dei capillari (liberazione di sostanze istaminosimili
o di amine vasoattive).
Abitualmente negli
individui normali con una stimolazione di media intensità si ha dapprima una
fugace stria bianca seguita da una rossa con delle varianti nell'uno e nell'altro
senso a seconda della sede, del sesso, dell'intensità
dello stimolo. La persistenza della stria bianca si
verifica in condizioni di situazioni vagotoniche. La comparsa di una
stria rossa che permane a lungo è segno di situazioni di spiccata reattività
vasomotoria.
La
valutazione del biotipo cutaneo
La
pelle può essere:
*
normale;
*
seborroica;
*
secca ( disidratata o asteatosica );
*
sensibile;
·
invecchiata.
·
La pelle normale
Per convenzione la pelle
è normale se i dati ottenibili con le valutazioni anamnestiche , l'ispezione, la palpazione, le misurazioni varie (corneometria, pH-metria, sebometria, termometria, test di sensibilità ) descrivono
una pelle in equilibrio (corneometria normale, pHmetria normale, sebometria
normale, termometria normale, test di sensibilità negativo).
Una pelle normale si presenta chiara con sfumature rosee, è trasparente,
luminosa. All'ispezione diretta, con lente e luce fredda, con lente e luce di Wood non presenta osti follicolari dilatati, comedoni, discromie ipermelaniche o
ipomelaniche, microcisti, asperità, couperose, rughe, screpolature. Alla palpazione si presenta
liscia, lubrificata, elastica , non ispessita, con
estensibilità normale ( se è aumentata l'estensibilità della pelle è perché si
è verificato uno scollamento tra i piani cutanei ), con un giusto turgor ( un turgore eccessivo potrebbe essere causato da un
disturbo circolatorio linfatico e potrebbe rivelarsi maggiormente al mattino ).
·
La pelle seborroica
Una pelle seborroica si presenta all'ispezione con un colorito
grigiastro perché ispessita ( ipercheratosi dello
strato corneo ), opaco, lucida sulla T facciale ( il trucco non tiene
bene ), con osti follicolari dilatati. Si possono notare microcisti.
La luce di Wood evidenzia comedoni di colore giallo o
arancio a seconda dello stato di ossidazione del sebo.
Alla palpazione si evidenzia l'aumento di spessore, la presenza di microcisti.
La sebometria
è aumentata ma potrebbe essere diminuita per eventuali trattamenti delipidizzanti, impiego di anticoncezionali,
trascuratezza, menopausa, cattivo funzionamento dell'apparecchio rilevatore.
La corneometria può essere normale
ma non infrequentemente può essere diminuita per disidratazione dovuta alla non
abitudine mattutina all'idratazione per il timore di rendere la pelle ancora
più lucida e che tenga ancora meno il trucco.
La pelle seborroica
va idratata con un cosmetico idratante per pelli grasse: si impiegano a tale scopo cosmetici evanescenti olio in
acqua (O/A) e con eccipiente non robusto.
Il pH può essere normale ma a volte basico per la fermentazione
della flora batterica. In tal caso è opportuno usare
cosmetici pH regolatori per acidificare la pelle. Il
cosmetico pH regolatore va utilizzato con parsimonia
perché potrebbe diventare irritante. La pelle seborroica
può diventare sensibile e fragile se disidratata o sottoposta a trattamenti
aggressivi.
Il test di
sensibilità è solitamente negativo ma può diventare positivo se la pelle seborroica è
disidratata. Il sebo è il primo antirughe naturale: il film idro-lipidico
è una emulsione acqua in olio (A/O). I danni da fotoesposizione non saranno mai rilevanti per la pelle seborroica che è una pelle ispessita che tende alla
desquamazione e va facilmente incontro a dermatofitosi
e a situazioni di dermatite seborroica.
La secrezione sebacea
non sarebbe alterata solo dal punto di vista quantitativo ma anche dal punto di
vista qualitativo. Si verificherebbe un difetto
intrinseco nelle vie deputate alla biosintesi lipidica.
Ad un'analisi biochimica
il sebo in tali casi rivela:
* un aumento della quota
assoluta dei lipidi di superficie;
* un aumento relativo
delle quote di colesterolo libero, trigliceridi,
paraffine;
*
una diminuzione relativa di squalene, cere, acidi
grassi liberi con rapporto acidi grassi saturi/ acidi grassi insaturi
aumentato.
La riduzione dello squalene e delle cere costituisce
un indice diretto della modificata composizione del sebo cui farebbe seguito
una variazione delle sue caratteristiche fisiche.
In particolare un
aumento della fluidità del sebo comporterebbe una sua maggiore fuoriuscita
dalla ghiandola sebacea e una sua aumentata dispersione sulla superficie
cutanea: verrebbe meno di conseguenza il grado di tensione superficiale che
secondo la free back theory
risulta essere uno dei principali fattori inibitori dell'escrezione sebacea. La
modificata composizione del sebo gioca un ruolo fondamentale nella selezione
della flora microbica cutanea: è infatti risaputa
l'importanza degli acidi grassi insaturi come batteriostatici
e fungistatici.
Gli acidi grassi saturi
costituiscono uno dei principali substrati per la crescita del pityrosporum orbiculare.
L'anomala crescita di
questo lievito sarebbe quindi da riferire alla presenza di un substrato ideale
e alla mancata inibizione competitiva da parte di altre specie che si possono
sviluppare solo in presenza di concentrazioni adeguate
di acidi grassi insaturi.
·
La pelle secca
Fattori esterni ed
interni possono provocare stati più o meno accentuati di disidratazione
cutanea. Tra i fattori esterni si citano:
* le aggressioni
climatiche e ambientali;
* le aggressioni
chimiche.
Vento,
freddo, umidità relativa dell'ambiente quando intervengono separatamente o
congiuntamente possono provocare disidratazione dello strato corneo con
formazione di pelle secca, ruvida, desquamata,
screpolata. Il contatto prolungato con l'acqua malgrado la protezione del film idrolipidico
causa un impoverimento in NMF ( fattore idratante cutaneo ).
Il film idro-lipidico è il mantello acido che ricopre l'epidermide
proteggendola. E' disposto in forma pressoché continua sulla superficie dello
strato corneo ed è costituito da sostanze di provenienza diversa: prodotti di
secrezione delle ghiandole sudoripare eccrine e delle
ghiandole sebacee, aggregati polipeptidici
provenienti dal disfacimento dei corneociti, da
sostanze di natura purinica e glucidica
derivanti dalla enucleazione dei cheratinociti
ed ai lipidi di natura cellulare (diversi quindi da quelli sebacei). Questa
miscela ha il compito di proteggere la cute e mantenere idratato lo strato
corneo.
I saponi alcalinizzano la pelle negativamente. Tensioattivi , solventi minano tale mantello protettivo. Tutti i
detergenti emulsionando e solubilizzano la frazione
lipidica.
Alcuni fattori interni
possono ripercuotersi sullo stato di idratazione (superficiale e profonda)
della pelle: lo shock emorragico, un
sovraccarico di NaCl nelle zone
extracellulari dell'organismo, l'invecchiamento del collageno con la sua
diminuita capacità di ritenzione idrica, uno stato febbrile.
La pelle può essere
secca perché disidratata o perché asteatosica.
La diagnosi differenziale è possibile effettuarla con
delle misurazioni quali la corneometria e la sebometria. La pelle secca è una pelle che presenta squame,
è screpolata, rugosa, ruvida al tatto, soggettivamente tira, prude, pizzica.
La pelle asteatosica è più facilmente
aggredibile dai segni del tempo perché è povera di quell'antirughe naturale che
è il sebo. La pelle disidratata è espressione di un aumento della perspiratio insensibilis.
·
La pelle sensibile
Esiste un tipo di pelle
che diventa sensibile progressivamente e
un tipo di pelle che diventa sensibile improvvisamente. La sensibilità
progressiva prevede un'alterazione del film idro-lipidico
e compare in una pelle chiara, setosa. Un certo giorno
diventa difficile la tollerabilità agli agenti atmosferici (freddo, vento,
sole, caldo), ai cosmetici, ai farmaci. Una pelle seborroica
sottoposta a trattamenti delipidizzanti può andare
incontro ad una progressiva sensibilizzazione.
La normalizzazione
del film idro-lipidico può rendere negativo il test
di sensibilità.
Nella sensibilità
improvvisa nell'arco di 48 ore compare eritrosi e desquamazione. Il test di
sensibilità è intensamente positivo: diventa negativo
normalizzando il film idro-lipidico.
·
La pelle invecchiata
La pelle invecchiata può
essere espressione di un invecchiamento fisiologico per cui
le rughe saranno sottili e conseguenti ad un rallentamento del turnover
cellulare, ad una diminuzione del tessuto elastico, ad una diminuzione moderata
e ad una minore capacità rigenerante dei vasi cutanei, alla biosintesi di un
collagene non ben strutturato. Mentre l'elastina ha il suo zenit a 25 anni di vita il collagene aumenta fino alla vecchiaia (oltre i 60
anni). I più importanti tipi di collagene (tipo I e
tipo III) presentano con l'età delle variazioni tipiche. Se in un giovane il
rapporto tra il tipo I e il tipo III è di 1:3
nell'anziano è spostato a favore del tipo I ed è 1:1. L'aumento del collagene di tipo I non porta ad un grande intreccio trasversale
delle fibrille in fibre più voluminose ma ad un reticolo irregolare intrecciato
mediante proteoglicani e glicosaminoglicani.
Nei casi di invecchiamento fotoindotto
le rughe saranno profonde, di aspetto irregolare, a grana spessa e saranno
conseguenti ad una produzione anarchica di tessuto elastico anomalo (elastosi),
alla degradazione importante e alla perdita del collagene, ad una importante
compromissione della capacità rigenerante dei vasi.
Si distinguono rughe
lineari, glifiche, grinze (creases),
increspature (crinkles), pieghe naso-geniene.
Le rughe lineari
sono quelle tipiche: la disposizione dei solchi è determinata dalla contrazione
dei muscoli mimici del viso secondo angolature perpendicolari alla muscolatura
stessa (rughe frontali, linee di corrugamento, rughe peribuccali,
zampe di gallina).
Le rughe glifiche sono il segno
tipico del danno attinico. Si tratta di un'accentuazione della normale
pieghettatura cutanea causata da processi di elastosi.
Tali rughe decorrono obliquamente e perpendicolarmente agli
altri tipi. Sono distribuite senza una geografia precisa.
Le grinze
sono le pieghe del sonno. La loro distribuzione è determinata dalle posizioni
assunte durante il sonno e decorrono perpendicolarmente attraverso le rughe
lineari. Un esempio di questo tipo sono le rughe verticali della fronte.
Le increspature sono
causate dal collasso delle fibre elastiche verticali subepidermiche
e dalla conseguente mancata aderenza tra derma ed epidermide. Sono presenti
negli anziani anche nelle aree fotoprotette.
Le pieghe naso-labiali delimitano i confini tra le maggiori masse muscolari del
viso (soprattutto l'orbicolare della bocca e i masseteri). La cute in eccesso cade in senso
gravitazionale.
Aspetti tipici dell'invecchiamento cutaneo fotoindotto sono l'ispessimento della cute, il
colorito giallastro, la presenza di pieghe e rughe, le ipercromie,
i rilassamenti, l'eritrosi, le teleangectasie a trama
diffusa.
Valutazione cutanea con:
Il Check-up cutaneo
E’ un esame molto utile per conoscere le difese cutanee e per impostare una diagnosi cosmetologica di biotipo (pelle seborroica, pelle "secca" per disidratazione e/o per insufficiente presenza di lipidi sulla sua superficie, pelle sensibile, in particolare alle aggressioni atmosferiche) e per classificare il fototipo cutaneo (valuta la risposta individuale all’esposizione solare), per stabilire un bilancio funzionale ed il grado di invecchiamento della pelle in esame, per formulare un consiglio cosmetologico finalizzato all’igiene della pelle (detersione, idratazione, protezione solare) od alla normalizzazione di eventuali alterazioni evidenziate dall’esame, per valutare successivamente, con misurazioni di controllo, l’efficacia dell’applicazione cosmetica, per monitorare lo stato dei parametri cutanei nel corso del trattamento con sostanze ad azione cosmeceutica (possono alterare l’equilibrio del film idrolipidico) e consentire, se necessario, una cosmetica compensatrice.
Preparazione al check-up cutaneo
La realizzazione del
check-up reclama una preparazione della pelle da parte del soggetto in esame.
Nella settimana precedente, questi non dovrà effettuare
la pulizia del viso presso l’estetista, né esporsi al sole o alla lampada
abbronzante. Inoltre, non dovrà lavare i capelli nei tre giorni precedenti. La
sera precedente l’esame, potrà detergere viso e corpo nel modo abituale con i
prodotti di pulizia comunemente usati, senza però utilizzare creme per la notte
sul viso o sul corpo. La mattina dell’esame, non dovrà lavare con acqua viso e
corpo, né applicare creme o trucco. E’ invece consentita l'applicazione di
mascara e rossetto. Gli esami vanno ripetuti in condizioni di temperatura e di umidità relativa costanti.
Il check-up cutaneo prevede dapprima un’anamnesi ed
un esame obiettivo mirati alla domanda del paziente, ai quali faranno seguito
le misurazioni dei parametri (sebometria, corneometria, pHmetria)
ed i test cutanei (di sensibilità e dermografismo).
Le note anamnestiche riguarderanno l’igiene generale di vita; le eventuali patologie cutanee e l’assunzione di farmaci; i disagi passati e presenti della pelle, quali sensazione di bruciore, calore, pizzicore, prurito, se stagionali o persistenti tutto l’anno; la tenuta del trucco; il modo di reagire della pelle agli agenti atmosferici (freddo, vento, acqua); la durata e la frequenza dell’esposizione solare e gli eventuali, conseguenti effetti sulla pelle, l’uso degli U.V.A.; i problemi a carico degli annessi cutanei (capelli grassi, secchi, sfibrati, con forfora, fragili, diradati; unghie che si rompono facilmente, si sfaldano, hanno crescita irregolare ); le abitudini cosmetiche personali riguardanti i tipi di prodotti per il trucco, l’uso di profumo o acqua di colonia, i prodotti detergenti (sapone, latte, crema e modalità di risciacquo) e tonificanti (lozioni alcoliche o analcoliche), i prodotti protettivi e/o normalizzanti, la protezione solare, l’utilizzo di prodotti correttivi come deodoranti e antitraspiranti, l’eventuale ricorso a prodotti cosmeceutici.
L’esame obiettivo cutaneo
L’ispezione cutanea, generale e locale, si esegue ad occhio nudo e con l’aiuto di una
lente, con luce solare, fredda (neon) e ultravioletta. L’ispezione generale
valuta il colorito cutaneo e l’eventuale presenza di lesioni elementari.
L’ispezione distrettuale, rivolta al viso ed al corpo, considera "a
vista" il colorito, la luminosità e l’eventuale presenza di inestetismi quali comedoni,
osti follicolari dilatati, microcisti, macchie (discromie ipermelaniche o
ipomelaniche), couperose (base di eritrosi con teleangectasie soprastanti localizzata sul viso,
soprattutto in soggetti con pelle chiara), eritrosi, rosacea, rughe,
depressioni cutanee, cicatrici acneiche, desquamazioni. L’osservazione con luce
ultravioletta (di Wood) e lente di ingrandimento
consente di rilevare la presenza di comedoni (colore giallo o arancione a
seconda del grado di ossidazione del sebo), di iperpigmentazioni
non evidenziabili ad occhio nudo (meno evidenti quelle dermiche, risalteranno
maggiormente quelle epidermiche), di squame come lamine argentee (in
dermatologia la luce di Wood viene impiegata per
confermare diagnosi di psoriasi, vitiligine, pitiriasi versicolor).
L’esplorazione al tatto e alla palpazione, secondo
una corretta metodica medica tradizionale, permette di valutare la levigatezza,
l’untuosità, la granulosità, la ruvidezza, lo spessore, l’elasticità (si effettua una leggera torsione su una plica cutanea,
controllando l’entità del recupero), l’estensibilità
(si effettua una trazione verso l’alto di una plica cutanea, per convenzione
del dorso della mano, valutandone l’entità dello scollamento dai piani
profondi).
La determinazione del fototipo
cutaneo permette di valutare la risposta individuale all’esposizione solare. Vengono utilizzate la classificazione secondo Cesarini e più di frequente quella
secondo Fitzpatrick. Più semplicemente, quei soggetti che, a
prescindere dal colore dei capelli o degli occhi, presentano efelidi sul viso
alla prima esposizione solare, eritemi ripetuti e ottengono alla fine della
vacanza una debole abbronzatura non si proteggono bene
dal sole e, quindi, presentano un fototipo a rischio.
Ovviamente, ogni lesione patologica cutanea reclama una conferma diagnostica da
parte dello specialista dermatologo.
Per la diagnosi differenziale delle lesioni
pigmentarie, l’osservazione clinica viene supportata
da una tecnica non invasiva, la dermatoscopia in epiluminescenza, indagine squisitamente della specialità
dermatologica, in grado di rilevare caratteristiche strutturali della lesione
esaminata non apprezzabili con la semplice osservazione, anche se con l’aiuto
di una lente. Le immagini delle lesioni molto ingrandite, captate da un
video-microscopio, vengono digitalizzate ed
archiviate per un controllo qualitativo e quantitativo nel tempo. E’ possibile
visualizzare la disposizione del pigmento intra- ed
extracellulare nell’epidermide e nel derma, correlandola ad una situazione di
normalità oppure a quadri istopatologici
specifici.
Le misurazioni
Le misurazioni vengono
effettuate con apparecchiature nate in laboratori di ricerca dermatologica o
dell’industria cosmetica per la valutazione dell’efficacia di prodotti
cosmetici. Alla fine degli Anni 70, insieme a Gaston Ramette, Carlo Alberto Bartoletti formulò un primo protocollo
del check-up cutaneo dopo aver selezionato e controllatopHme,
nell’ottica di una pratica ambulatoriale, alcune tra le apparecchiature utili
per l’esecuzione di misurazioni e test cutanei (temperatura, sebometria, corneometria, tria, test all’acido lattico, dermografismo). Successivamente,
è stata aggiunta la metodica delle impronte cutanee o "repliche" per
la valutazione delle rughe, che consente di riprodurre tridimensionalmente la
superficie della pelle. L’impronta si ottiene grazie all’uso di resine siliconiche, come quelle che impiegano gli odontoiatri per
prendere le impronte, che riproducono esattamente la superficie epidermica,
anche se al negativo. L’impronta così ottenuta può essere studiata con uno stereomicroscopio, fotografata e confrontata con una
successiva replica dopo trattamento cosmetico.
La temperatura cutanea è in
relazione alla temperatura ambiente, tuttavia rappresenta soprattutto il
riflesso della circolazione capillare sottostante. Per una pelle normale, essa
è inferiore di 4-5 gradi rispetto alla temperatura interna. La misurazione si effettua con termometro Termist N
con sonda piatta TM 20 LSI.
La valutazione del pH viene eseguita con uno strumento per la misurazione
elettrochimica . L’elettrodo di misura con la soluzione interna è separato
dalla soluzione in esame (superficie cutanea) per mezzo di una membrana di
vetro: tale membrana ha la forma di un disco piatto, in grado di assicurare un
perfetto contatto con la pelle. L’elettrodo di riferimento è stato costruito
come mantello dell’elettrodo di misurazione: esso lo circonda e fornisce per
mezzo di un ago di argilla permeabile agli ioni,
unitamente alla membrana di vetro, il collegamento con la soluzione in esame
(superficie cutanea). Il risultato che appare sull’indicatore digitale è
limitato ad una cifra decimale. Il pH
deve essere acido e talvolta tende a virare verso la basicità, soprattutto
nelle pelli seborroiche. Sulla base dei risultati di
questa valutazione, si possono impiegare cosmetici pH-regolatori,
controllando l’effetto di prodotti cosmetici capaci di modificare tale
parametro cutaneo.
La sebo-test consente di valutare la
quantità di lipidi presenti sulla superficie epidermica. Si impiega
un apparecchio (sebometro), composto da una cassetta
contenente un nastro di materiale sintetico opaco che, premuto sulla cute,
permette il prelievo dei lipidi dalla superficie. Il tempo di misurazione
(pressione) è di 30 secondi ed è controllato da un cronometro incorporato nello
strumento. Il viraggio alla trasparenza del nastro è direttamente proporzionale
alla quantità di lipidi presenti su di esso e quindi
sulla superficie cutanea. Per la valutazione quantitativa, la cassetta
misuratrice viene inserita nell’apposita apertura
dello strumento base, attivando così un microfotometro
che misura la trasparenza del film. Il risultato viene
valutato da un microprocessore e riportato su un indicatore digitale che
fornisce valori in affissione numerica.
VALUTAZIONI STRUMENTALI
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SEBO-TEST |
Valori Normali |
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Regione della fronte, ali del
naso e mento |
compresi
tra 100 e 200 |
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Regione zigomatica e preauricolare |
compresi
tra 70 e 180 |
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Regione mediosternale,
zona interscapolare |
compresi
tra 55 e 130 |
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L’ idratazione consente di valutare l’idratazione dello strato corneo dell’epidermide. Essa si avvale di uno strumento costituito da una sonda rappresentata da una testa misuratrice. Il principio di misurazione richiede un appoggio in piano della superficie frontale del sensore ed una pressione costante. Si esamina il centro della fronte e, a destra e sinistra, la regione frontale, la regione zigomatica, la regione preauricolare, l’ala del naso ed il mento per il viso; poi, per il corpo, altre sedi cutanee quali l’avambraccio, il dorso della mano, la regione trocanterica, la zone tibiale anteriore, il dorso del piede. I risultati, sempre in affissione numerica, si ottengono istantaneamente
.
VALUTAZIONI STRUMENTALI
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IDRATAZIONE |
Valori Normali |
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Cute molto disidratata |
compresi
tra 0 e 50 |
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Cute disidratata |
compresi
tra 50 e 90 |
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Cute idratata |
oltre
90 |
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pH-METRIA |
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Valori Normali Viso |
compresi
tra 4,7 e 5,5 |
Il test all’acido lattico al 15% (secondo Ramette) può confermare la diagnosi di pelle sensibile. La realizzazione è semplice: si applica acqua distillata con un
batuffolo di cotone idrofilo su una delle due regioni zigomatiche, per
riscontro. Allo stesso modo, sull’altra si applica una soluzione acquosa di acido lattico al 15%. Si interroga
il soggetto in esame dopo il secondo ed il quinto minuto, prendendo nota delle
reazioni riferite: assenza di sensazioni anomale (0), sensazione di calore-bruciore
leggero (1), di calore-bruciore
moderato (2), di calore-bruciore forte (3). Si calcola il grado di sensibilità addizionando il valore ottenuto al secondo minuto con quello
del quinto.
Il dermografismo è utile per evidenziare una
condizione di irritabilità cutanea. Consiste in
reazioni vasomotorie capillari alla stimolazione meccanica (si provoca
strisciando una punta smussa sulla pelle). La comparsa di una stria rossa
(vasodilatazione capillare da liberazione di sostanze istaminosimili
o di amine vasoattive) che permane a lungo è indice di spiccata
reattività vasomotoria.
Le apparecchiature per le misurazioni ed i test non
diminuiscono certamente l’importanza dell’esame clinico eseguito dall’occhio
esperto dello specialista, rappresentandone tuttavia, oggi, un indispensabile
completamento per la più precisa valutazione globale dellapelle.
Quando
effettuare questa valutazione?
A qualsiasi età una
valutazione dello stato della pelle è utile per formulare una prescrizione cosmetologica mirata; lo scopo è di esercitare una
prevenzione contro i segni del tempo, in particolare quelli legati alle
aggressioni atmosferiche. Sarebbe preferibile effettuare questo
bilancio cutaneo in giovane
età,
dopo la pubertà, per conoscere al più presto il tipo di pelle, le sue difese,
realizzando quindi per tempo una programmazione igienico-preventiva
(una scarsa presenza di sebo non è infrequente anche in giovane età; in questo
caso, se coesiste una scarsa protezione melaninica
all’esposizione solare, il processo di invecchiamento cutaneo può avviarsi
anche precocemente). Un altro periodo in cui il check-up cutaneo può essere
molto utile è quello della menopausa, quando la produzione del sebo diminuisce per motivi ormonali: è il
momento di rivedere e modificare la protezione cosmetica. L’esame va eseguito
ogni due anni in giovane età, per passare poi ad un controllo ogni anno
nell’approssimarsi della menopausa. Comunque può
essere necessaria una ripetizione più frequente, anche se parziale, con una o
più misurazioni, per controllare l’effetto di una prescrizione cosmetologica mirata al riequilibrio di quei parametri
trovati alterati o per monitorare un trattamento con cosmeceutici.
I dati emersi dal questionario, dall’esame clinico e
dalle misurazioni cutanee consentono un programma personalizzato di educazione cosmetica secondo il biotipo e il fototipo cutaneo: proteggere, difendere e mantenere in
buono stato la pelle con cosmetici appropriati che, per definizione CEE, hanno
proprio questa funzione.